28.10.07

Time for the Rest of your Life

L'ora sotto indicata è sincronizzata con orologio atomico.




Picky Bastard support Patience

26.10.07

Trenitalia informa

E così non sono più due chilometri ma 500. Non più mezza sigaretta di tragitto ma 4 ore di treno, senza poter fumare. Tutto questo spiegato in tre minuti di Skype.

StefanoPop direbbe che questi numeri sono birichini.

Mi ci devo abituare. A dir la verità mi diverte. Mi stuzzica. Due settimane fa ho preso un treno. Percorso breve ma intenso nella terra degli Etruschi. Ho finito de Botton; e McEwan; pensato, ascoltato musica e scambiato opinioni sulle biro con il controllore. Un’ora abbastanza intensa.

Pilot. Buon’inchiostro e grande pezzo.

Potrebbe piacermi tutto questo. E’ stato un anno veloce: intenso.

Picky Bastard
support L'uomo che guardava passare i treni

25.10.07

Say the words that I can't say





Every time i think of you
I feel shot right through with a bolt of
blue
It's no problem of mine but it's a problem
I find
Living a life that I can't leave behind
There's no sense in telling me
The wisdom of a fool won't set you free
But that's the way that it goes
And it's what nobody knows
While every day my confusion grows
Every time I see you falling
I get down on my knees and pray
I'm waiting for that final moment
You'll say the words that I can't say

I feel fine and I feel good
I'm feeling like I never should
Whenever I get this way, I just don't know
what to say
Why can't we be ourselves like we were
yesterday
I'm not sure what this could mean
I don't think you're what you seem
I do admit to myself
That if I hurt someone else
Then I'll never see just what we're meant
to be
Every time I see you falling
I get down on my knees and pray
I'm waiting for that final moment
You'll say the words that I can't say


Picky Bastard
support Confusion

22.10.07

Dream the Neverlasting Dream

Ho cercato.
In tutti i modi.
Non ci riesco.
Ti eviterò.
Ci proverò.
Fai ciò che vuoi.
Io resto qua.
E aspetto.
Ma non capisco.




Picky Bastard
support Sorrow

15.10.07

10.10.07

La prima regola di In Rainbows è che non si parla di In Rainbows

E’ nella posta. Freme. Fremo. Lo devo ascoltare. Devo ascoltarlo, forse lui riesce. In peggio, in meglio. Basta faccia qualcosa. Apro, scarico, masterizzo. Problemi nel Download. Segni del destino. Sono sempre stato un maestro a scaricare. Non ci riesco più. Sto invecchiando. Chiedo aiuto. All’ultima persona cui avrei dovuto chiederlo. Sempre la stessa risposta. Nulla. Inutile. Indifferente. Vaga.
Esprimo la mia gioia. A chi non so neanche quale faccia abbia. Lo faccio solo per poter ricevere una risposta più appassionata, naturale. Una magra consolazione. Sono rimaste solo quelle. Mi ci aggrappo.
Mi accomodo, con il mio amico di sempre. E con il mio nuovo amico. L’amico prediletto è rosso di piacere e spesso macchia le mie labbra, segno di appartenenza. Il nuovo amico, rosso anche lui, se la dorme. Non è cosciente del rito che sta per celebrarsi. Scopro che io e l’appassionato abbiamo lo stesso migliore amico. Entrambe fremiamo. Benone.

Il problema è che mi sto esaurendo. Peggio. Mi sto consumando. Esaurito lo ero già in agosto. Il medico mi prescrisse fiale di Pappa Reale e dello Zoloft (che dal nome sembrerebbe più un’arma chimica). Seguire la cura per quindici giorni. Poi parlarne con lui. Parto per le vacanze. Un anno fa qualcuno mi disse che sarei stato meglio. Avrei buttato quelle cose da una macchina in corsa. A distanza di un anno mi ritrovo a partire. Con una mano trascino una valigia e con l’altra mi aggrappo all’arma chimica. Strano scherzo del destino. Inizio la cura, spero sia veloce e indolore. E spero molte altre cose. Invano.

Torno dalla vacanza. Ancora più stanco. Anche il telefono lo è. E’ stanco di ricevere messaggi tristi e lontani. Poi l’oblio. Sono in ferie.

Tornerò al lavoro a breve. Tornerà l’inverno. Già l’estate è stata ostile. Mi aspetta un inverno glaciale. Mi devo preparare. Farò una lista. Sono sempre stato un maestro a fare liste, anche quelle, solo che erano diverse, quelle liste. Sto invecchiando.

Una mattina, dopo tre ore di torpore e quattro caffé, decido di abbandonare l’arma chimica. Ho bisogno della cosa più naturale del mondo, e paradossalmente sto cercando di trovarla con la chimica. Strano questo progresso. O forse strana questa natura. Punti di vista.

Decido di curare le piante, che almeno guariscano loro. Aspetto la luce del sole e mi affaccio in giardino. Inizio a travasare: terra, piante, cervello.
Il problema sono le radici. Sono strappate. Devo fare qualcosa. Piango. Lo annaffio.

Devo trovare le istruzioni. Non mi fido dei consigli. Fanno pensare agli acquisti. Vado in libreria. Fine agosto. Alle nove sono lì. Con gli occhi gonfi, le radici penzolanti, nel reparto psicologia. Unico cliente alle nove nel reparto psicologia in agosto. Mi prendono per un tossico in astinenza.

Autoanalisi per non pazienti. Dio sa quanto sia impaziente di stare meglio. Lo faccio mio. Torno a casa. Nel tragitto perdo della terra, sciolta dalle lacrime. Ma sono felice. Ce la devo fare. Lo voglio fare. Recuperare.

Tra i tanti consigli per gli acquisti il più quotato riferiva che ero un grande consumatore. Uno dei peggiori. Incontenibile. Prendevo tutto pur di non restare a mani vuote. Love Addict.

Ho iniziato a crederlo anch’io. D’altronde la dipendenza la conosco bene. Potrebbe essere. Meditavo. Non dormivo. Meditavo.

Il problema però non è questo. Non sono un grande consumatore. Mi impegno. Ad amare. E talvolta mi arrabbio. Quando non vedo impegno. Tutto qui.

Mi sento nudo. Peggio. Mi manca uno strato di pelle, sanguino. E questo non mi rende lucido, mi fa male. Da circa tre mesi dormo part-time. Talvolta verticale, altre orizzontale. Se prendo il Lexotan dormo on Call, con il Referendum vogliono togliere anche quello. Non chiamerà mai. La mia letargia è precaria, anche se mi trovo in eterno torpore. Il mio sonno è precario.

Ho paura del buio. Succedono un sacco di cose strane. Sento le braccia intorno alla mia vita. E sono vere, mi ci accoccolo. Il respiro fa da ninna nanna. Poi accendo la luce e sono solo. Odio il buio. Fa dei brutti scherzi. Mi fa vedere te.

La triste verità è che è stato solo un bel sogno. Tutto questo. Come diceva la mamma a Jim Morrison, come cantava Thom Yorke.
Per questo mi rifiuto di dormire.
Poi sono le cinque, mi alzo, ed in bagno trovo lo spazzolino blu a testa in giù.

Fortuna che ora ci sono loro, stasera mi cingeranno le braccia intorno alla vita e mi canteranno degli arcobaleni che splenderanno.

Anche se la regola è non parlarne.


Picky Bastard support Radiohead

8.10.07

“We treat mishaps like sinking ships and I know that I don't want to be out to drift”

Prima fase: Separazione.
Prendo lo spazzolino blu, Aquafresh.
La base è piena di calcare. Logico. E’ fermo da tempo. Lo afferro ed inizio a camminare su e giù per l’abitacolo (non che ci voglia molto, abitacolo appunto).

Seconda fase: Riflessione.
Apro la pattumiera. Sigarette, bottiglie vuote e tanta cenere. Non merita questa fine. E’ innocente, la sua vita è stata fin troppo breve, le setole sono ancora dritte, intatte. Non lo merita davvero. Non ha colpe. Lui.
...
Dal bagno avverto dei singhiozzi: E’ Tau Marin. E’ triste e solo. AZ non può fargli compagnia, non entra nel bicchiere. Sono diversi. Quel posto era l’Eden solo per lui e Aquafresh. Era bello tornare dopo il lavoro e carezzare le setole del suo compagno.
Ora cosa farà? A chi racconterà la sua giornata, con chi condividerà piacere?
Non posso farlo, non per me. Per lui.

Terza Fase: Soluzione.
Lo ripongo. A testa in giù. Invecchierà lì. Fino a quando il calcare non avrà coperto la testa. E poi soffocherà.
Tau Marin si abituerà piano piano alla sua fine, dolcemente. Spazzolino blu sarà presente, fisicamente, ma inanimato.
Come te.



Picky Bastard support Solidarity

6.10.07

Some nights I thirst for real blood...

Niente torna più.
A cosa serve questo verbo?

Niente più.

Butto lo spazzolino.

Picky Bastard support Relax
20 gocce di Lexotan, 2 pinte di Camomilla, 20 Sigarette e Okkervil River.
Forse l'Eroina è meno impegnativa e più fruttifera.
Domani cerco lo spacciatore, speriamo di trovarne uno di domenica.