10.10.07

La prima regola di In Rainbows è che non si parla di In Rainbows

E’ nella posta. Freme. Fremo. Lo devo ascoltare. Devo ascoltarlo, forse lui riesce. In peggio, in meglio. Basta faccia qualcosa. Apro, scarico, masterizzo. Problemi nel Download. Segni del destino. Sono sempre stato un maestro a scaricare. Non ci riesco più. Sto invecchiando. Chiedo aiuto. All’ultima persona cui avrei dovuto chiederlo. Sempre la stessa risposta. Nulla. Inutile. Indifferente. Vaga.
Esprimo la mia gioia. A chi non so neanche quale faccia abbia. Lo faccio solo per poter ricevere una risposta più appassionata, naturale. Una magra consolazione. Sono rimaste solo quelle. Mi ci aggrappo.
Mi accomodo, con il mio amico di sempre. E con il mio nuovo amico. L’amico prediletto è rosso di piacere e spesso macchia le mie labbra, segno di appartenenza. Il nuovo amico, rosso anche lui, se la dorme. Non è cosciente del rito che sta per celebrarsi. Scopro che io e l’appassionato abbiamo lo stesso migliore amico. Entrambe fremiamo. Benone.

Il problema è che mi sto esaurendo. Peggio. Mi sto consumando. Esaurito lo ero già in agosto. Il medico mi prescrisse fiale di Pappa Reale e dello Zoloft (che dal nome sembrerebbe più un’arma chimica). Seguire la cura per quindici giorni. Poi parlarne con lui. Parto per le vacanze. Un anno fa qualcuno mi disse che sarei stato meglio. Avrei buttato quelle cose da una macchina in corsa. A distanza di un anno mi ritrovo a partire. Con una mano trascino una valigia e con l’altra mi aggrappo all’arma chimica. Strano scherzo del destino. Inizio la cura, spero sia veloce e indolore. E spero molte altre cose. Invano.

Torno dalla vacanza. Ancora più stanco. Anche il telefono lo è. E’ stanco di ricevere messaggi tristi e lontani. Poi l’oblio. Sono in ferie.

Tornerò al lavoro a breve. Tornerà l’inverno. Già l’estate è stata ostile. Mi aspetta un inverno glaciale. Mi devo preparare. Farò una lista. Sono sempre stato un maestro a fare liste, anche quelle, solo che erano diverse, quelle liste. Sto invecchiando.

Una mattina, dopo tre ore di torpore e quattro caffé, decido di abbandonare l’arma chimica. Ho bisogno della cosa più naturale del mondo, e paradossalmente sto cercando di trovarla con la chimica. Strano questo progresso. O forse strana questa natura. Punti di vista.

Decido di curare le piante, che almeno guariscano loro. Aspetto la luce del sole e mi affaccio in giardino. Inizio a travasare: terra, piante, cervello.
Il problema sono le radici. Sono strappate. Devo fare qualcosa. Piango. Lo annaffio.

Devo trovare le istruzioni. Non mi fido dei consigli. Fanno pensare agli acquisti. Vado in libreria. Fine agosto. Alle nove sono lì. Con gli occhi gonfi, le radici penzolanti, nel reparto psicologia. Unico cliente alle nove nel reparto psicologia in agosto. Mi prendono per un tossico in astinenza.

Autoanalisi per non pazienti. Dio sa quanto sia impaziente di stare meglio. Lo faccio mio. Torno a casa. Nel tragitto perdo della terra, sciolta dalle lacrime. Ma sono felice. Ce la devo fare. Lo voglio fare. Recuperare.

Tra i tanti consigli per gli acquisti il più quotato riferiva che ero un grande consumatore. Uno dei peggiori. Incontenibile. Prendevo tutto pur di non restare a mani vuote. Love Addict.

Ho iniziato a crederlo anch’io. D’altronde la dipendenza la conosco bene. Potrebbe essere. Meditavo. Non dormivo. Meditavo.

Il problema però non è questo. Non sono un grande consumatore. Mi impegno. Ad amare. E talvolta mi arrabbio. Quando non vedo impegno. Tutto qui.

Mi sento nudo. Peggio. Mi manca uno strato di pelle, sanguino. E questo non mi rende lucido, mi fa male. Da circa tre mesi dormo part-time. Talvolta verticale, altre orizzontale. Se prendo il Lexotan dormo on Call, con il Referendum vogliono togliere anche quello. Non chiamerà mai. La mia letargia è precaria, anche se mi trovo in eterno torpore. Il mio sonno è precario.

Ho paura del buio. Succedono un sacco di cose strane. Sento le braccia intorno alla mia vita. E sono vere, mi ci accoccolo. Il respiro fa da ninna nanna. Poi accendo la luce e sono solo. Odio il buio. Fa dei brutti scherzi. Mi fa vedere te.

La triste verità è che è stato solo un bel sogno. Tutto questo. Come diceva la mamma a Jim Morrison, come cantava Thom Yorke.
Per questo mi rifiuto di dormire.
Poi sono le cinque, mi alzo, ed in bagno trovo lo spazzolino blu a testa in giù.

Fortuna che ora ci sono loro, stasera mi cingeranno le braccia intorno alla vita e mi canteranno degli arcobaleni che splenderanno.

Anche se la regola è non parlarne.


Picky Bastard support Radiohead

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