15.2.08

I'm Not Here This Isn't Happening

Era il 10 gennaio. Avrei fatto qualsiasi cosa per lui.
Come iniziare a mentire.

Ore 20:00. Lui stranamente a Roma, in ospedale per una lombosciatalgia.
Noi a casa, a cena. Situazione normale, tanto lui non c'è mai.
Squilla il telefono, lei va a rispondere, la telefonata dura a lungo.
Poi la sentiamo piangere.

Il diecigennaiomillenovecentonovanta finisce la mia infanzia.

Dice che è forte e che guarirà. Basta fingere. Tanto sono brava.
Mi ha insegnato lui. Lo supererò. Nasconderò tutto.
E lui guarirà. Perché è forte. Così dicono.
Ma chi finge non crede, credo.

Quella sera mi libero da tutte le lacrime che posso,
devo fare in modo che non ce ne siano più.
Dovrò fingere. Di crederci. E ridere. Con lui.
Smetto di chiamarlo papà. Comincio a chiamarlo A.

I mesi passano, lui comincia a cambiare fisicamente.
Il supereroe comincia ad essere debole.
Comincio a cercare altri super. Non mi aspetto degli eroi.
Infatti ne cerco due alla volta.
Inizio a colmare la prossima assenza.

Arriva il 15 ottobre, la scuola è iniziata da un mese,
ma voglia di andarci non ne ho. Sono presa da molti super.

Infatti quel giorno non vado a scuola.
Il mio intuito mi dice che è un giorno da ricordare.
Mi faccio la prima canna della mia vita.
Al Campo Gioia. Lo scelgo per il nome.
Alle undici del mattino. Non mi fa nulla.

Alle tre del pomeriggio il mio eroe mi lascia.
Comincio allora a sentire gli effetti di quanto fumato.
Sono anestetizzata.
Comincia ad arrivare un sacco di gente in casa.
E mi abbraccia. Io non piango. Mi chiudo in bagno.
Ho bisogno di ascoltare musica. Passo il pomeriggio in bagno.

Alle sette di sera una ragazza mi citofona per reclamare
un super che le ho fregato giorni prima.
Lei rivoleva il suo super.
Io avrei voluto fare compilation e
poi ascoltarle lanciati in auto senza alcuna destinazione.
Con una mano sul ginocchio.

Ma, come qualcuno dice questo succede.
E allora andiamo a dormire. Ci aspettano dei giorni faticosi.
Siamo cresciuti.

Il 15 ottobre in chiesa c'era un sacco di gente.
Ed un maglione blu
con il collo a V e dei Jeans.
Io ho delegato loro.

Mi hanno detto, al ritorno, che la gente gli diceva
che dovevano piangere, che era meglio.
Il maglione a V alzava le spalle.

Non ho pianto. Per due anni.
Ho iniziato ad abusare di musica e di super.
Che sapessero guidare.
Loro guidavano e io mettevo la musica.
Niente mano sul ginocchio.

Poi è arrivato un Capodanno.
Stranamente non ero circondata da super.
Però c'erano i Doors, ed il Lancers. Ed il mio superamico.

Piansi da mezzanotte alle sei del mattino, sulle spalle del mio amico.
Da quel giorno non ho più bevuto vini frizzanti.
Ed ho smesso di rispondere al telefono all'ora di cena.

Picky Bastard support A.

1 commento:

Anonimo ha detto...

...è andata bene dai...bolzano, accogliente, in tutti i sensi...anche se devo ammettere...che poi...un po'...son contento che sia passata...
and
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