20.7.11

Gentleman. I Am Not.

Il Nobile chiama. Il rullo è pronto.

11 giorni di indugio. Una bottiglia in attesa del suo malto fermentato.
In un momento di audacia ho pensato il fotografo, folgorato dalla mia prodigia, avesse preso il rullino e fuggito in qualche paradiso lontano. Lui ed i miei scatti.
Lasciando a me solo un involucro vuoto. Neanche un negativo.

Invece no. Eccole qui. In tutta la loro crudeltà.
Le decifro, scorgo canne di bambù, carote chiomate, esperimenti su calici (che tramutino in bottiglia?) scarpe di siattlesiana memoria (vedi anni '90) ed un musetto che conosco bene.

A conti fatti fanno schifo, ma sono fiera che alcuni elementi siano visibili.
Non nascondo che ho temuto di non ricevere nulla perché avevo bruciato il rullino.

Ora inizia il bello. Ed il bello della fotografia analogica è che non perdona.

19.7.11

Down To The Bone

Finalmente sono riuscita a vedere una mostra appena inaugurata, Mario Testino a Palazzo Ruspoli.
Non è il genere di fotografia che preferisco. Ho amato la moda, e tutto quello girava intorno, ma in altre epoche.




Mario Testino è passato, attraverso questi enormi 54 scatti, dalla crinolina alla pelle d'orso. Dalle Bouganville, ai veli sul viso. Per finire ai tatuaggi. Alla pelle nuda.
Todo o Nada. E' il titolo. Significativo.
Mario Testino è una bella persona, un fotografo nato 57 anni fa a Lima, da madre irlandese e padre italiano, trapiantato a Londra. Ha lavorato per riviste di moda, le più grandi nel settore. Mantenendo sempre una modestia incredibile, riconoscibile dal suo sorriso pulito.
Ha celebrato le maggiori modelle degli anni novanta (non esisteva solo il grunge) e le varie aristocrazie inglesi, conservando trasparenza e spontaneità.

Ma poi in realtà se sia stronzo non mi riguarda molto... resta il fatto che le fotografie viste meritano, per capire e scoprire. Una bellezza, quella interpretata dai suoi scatti, mai eccessiva, piuttosto luminosa, semplice.

E' bello quando si entra a Palazzo Rupsoli vedere un suo scatto impresso su telo grande quanto la parete. Il soggetto sembra Maria Antonietta, ed il vestito, o meglio la parete, è mosso da una leggera aria. Fa venir voglia di respirare a pieni polmoni. Non so se sia merito di Testino o degli organizzatori, ma è un bell'effetto.



La mostra termina il 23 novembre, e anche se non si è malati di moda vale la pena di esser vista.

Palazzo Ruspoli - Roma

7.7.11

Carote, Aguglie ed altri Demoni

Il mercato di San Giovanni di Dio (quartiere Monteverde, Roma) è uno dei migliori mercati della zona. Per quanto si tratti di un mercato, quindi caotico, è ben organizzato.

Ai due angoli opposti ci sono i banchi di piante e fiori.
Su un lato sono schierati i banchi del pesce. Chi è appassionato ne prenderebbe uno diverso per ogni banco. Si può trovare dal pesce sciabola al tombarello all'aguglia. Tutti pesci dei nostri mari, a km zero e quindi freschissimi.

Calandosi all'interno, imbattendo tra carrelli e vecchie ipnotizzate, scorgiamo i banchi dei contadini. Sono quelli che vendono infinite qualità di zucchine con tenerumi annessi, pesche di Montelibretti, cetrioli caroselli. Poi ci sono banchi monotematici, che vendono solo ciliegie o carciofi (quando è stagione).

E' un periodo in cui provo attrazioni incontrollabili. Non presagiscono nessun pepperino, visto che l'attrazione non riguarda solo cibo, ma anche piante, libri, immagini e pietre.

Mangerei carote. Solo carote. Oggi al mercato ho trovato proprio quelle di Bugs Bunny:



Abitualmente si mangia la radice. Voglio provare anche le foglie.
Hanno un colore verde intenso, la forma del prezzemolo e non odorano molto.



Ho pulito le carote e le foglie, tagliate, condite con aglio, olio, abbondante peperoncino (potrebbe starci bene anche lo zenzero) e bagnate con del vino bianco. Al forno per 30-40 minuti.

Accompagnate da yogurt greco condito con sale pepe olio ed erba cipollina.



Questo è il risultato, le foglie di carota diventano croccanti, quasi da aperitivo, ricordando in qualche modo le alghe fritte. Ma non lo sono.

E tornando ai pesci, cercare pesci non comuni, evitare il salmone, il tonno rosso e il pesce spada.
Tutte le risposte sono qui.

5.7.11

Mesmerize The Light

Estratto da un articolo uscito su L'Arena a proposito di Bernard Plossu.



Perché usa solo l'obiettivo 50 mm?
È l'unico che non deforma la realtà, a differenza del grandangolo che l'allarga troppo e del teleobiettivo che la appiattisce. Il 50 mm è ciò che l'occhio vede, è la cinepresa da spalla della Nouvelle Vague, è tel quel, senza deformazioni. Lo usava anche Tiziano Malagutti con la sua Leica, sempre e solo quella. Gauguin diceva: gli effetti fanno effetto. Ma mi piacciono anche le piccole macchine fotografiche di plastica che permettono di scattare velocemente: non c'è niente da regolare, oplà, la foto è fatta. E costano poco, sono la democrazia della foto. Ancora: demistificano, queste macchinette da nulla, il mondo della pubblicità che fa credere che occorra una "buona macchina" (e dunque costosa) per fare una buona foto. Macché, è questione di sensibilità, di intelligenza visiva e l'apparecchiatura non conta nulla.
Bianco e nero o colore?
Mi interessano entrambi, ma valgono solo il contenuto e l'intelligenza dell'immagine anche se Robert Frank ha detto: "il bianco e nero è il colore della fotografia". I sogni sono in bianco e nero. E la memoria in grigio. Il grigio è un colore. L'importante è che nessuno possa dire di una foto a colori: sembra un quadro!

B. Plossu - Hirondelles andalouses

3.7.11

THE IMPOSSIBLE FILMs

Due film/documentari che vorrei vedere ma non troverò mai








The Woodmans - C. Scott Willis - 2010



The Radiant Child - Tamra Davis - 2010

2.7.11

- SYNTHESIZE -

NELLA RESISTENZA ALLA TENSIONE E ALLA PRESSIONE
LA CICATRICE E' PIU' FORTE DELLA PELLE




C.P. Estés