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14.9.11

You Say Goodbye & I Say Hello

Questa è la genesi di Temper Tantrum.


Temper Tantrum è stato un punto di riferimento per quattro anni. Amico e confidente in un periodo decisamente impegnativo.
I cambiamenti sono stati diversi, sotto molti aspetti.
Ora sento però la necessità di voltare pagina, senza dimenticare questo posto e quanto ha rappresentato.
Un esercizio, già consigliatomi da una persona molto cara. Soffermarsi sulle difficoltà, trascriverle, analizzarle. Perché sono proprio loro che alimentano e stimolano. E curano.

Per un po' mi fermerò qui. Poi chissà.

10.6.11

Through Every Station




Per una volta: dimentichiamo le parole.



25.10.10

There Are Many Things That I Would Like To Say To You But I Don't Know How

Non riesco a rimuovere. E' una violenza.
Ritorno sempre. Come una DeLorean.
Perché:
Tutto resta sempre.
Come quella poltrona blu.
Come le stagioni di Čapek.
Come le citazioni.
Come gli errori.
E non smetto di.
Volerci tornare, per poterli proteggere.
Con un sorriso.
Una direzione:
Diversa.
Salvifica.

23.4.10

Broken Plates...

Tutto è nato con un articolo.
In un periodo in cui la paura rosicchiava.
Dormivo a stento.
Interpretavo rovine.

"La collera è uno scoppio emotivo in cui le funzioni cognitive 'superiori' non sono in grado di fermare l'espressione emotiva delle funzioni 'minori'."

Dalla combustione è nato questo.
Rimettere insieme i pezzi di un puzzle tramutante.
Tantrum è disceso.
nonsoloFoglieFiorieFrutti.

E' tempo di Radici.

5.4.09

Love, In Itself

Un saluto trattenuto seppellisce intenzioni.
Pensieri distorti sostituiscono parole.

Wilhelm Reich.
Seppellito in un carcere condotto sottoterra.
Trattenuto dal bisogno di liberare le nuvole.
Oscurato dalla nube del rifiuto.
Volontà, Intenzione.

Ho visto un albero di Gelso.
Ascolto un disco che fa male.
E questo giorno deve finire in fretta.

29.10.08

Thank You For What I've Got Fuck You For What I'm Not

Sono stanca di passare il tempo
ad espiare.
Tra poco mollo tutto.
Sto arrivando in fondo.
O almeno lo spero.

27.10.08

She's in Parties # 2

Abbiamo trovato la vittima. Sepolta con il regista, i sensi di colpa e una valanga di dubbi.
Le costumiste sono le uniche che possono scioglierli. Ma hanno insabbiato le prove prima della chiusura del sipario. Definitiva.




Però non bisogna strappare via le foglie, bisogna lasciare che cadano. Il resto si ricompone da sé. Basta sapere aspettare.


Intanto posso affermare che odio il gatto Felix, i maglioni rossi ed il Natale.
Ma non lui.

23.9.08

Kiss Me Properly

Che quando zio Dante mi faceva guardare fuori dalla finestra non diceva guarda che panorama, ma guarda che vigne...

13.9.08

Inside The Garden

Ed è proprio per questo che mi serve questo posto. Per parlare con chi non me lo permette più. Perché preferisco che le parole si perdano nella rete, piuttosto che scontrarsi contro un muro. Ed è importante. Perché non ce la faccio a vivere con la paura che ci sia qualcosa che non sia chiara. O che sia troppo tardi. Che poi coi muri mi ci scontro ogni volta che mi sveglio. E mi basta.



Ed allora grazie. E basta.

30.8.08

Prettiest Mess You've Ever Seen

L'altro giorno parlo con un'amica. Le spiego quant' è bella quella canzone. Che ha il suo stesso nome. E parla di una prostituta. Del più bel disastro mai visto. E gli uomini vanno e vengono. Ma solo uno le strappa l'anima...It Does...

...che continuano a dirmi che diverrò un vuoto a perdere. E devo capire che non ci sono sospensioni. Ma un Punto. E non ci saranno sorprese o colpi di scena. Posso dormire tranquilla. Non è un film, piuttosto una canzone, più emozionale e più intensa. Soprattutto più breve. E di solito finisce male. Almeno a guardare i miei gusti.

Il fatto sta che io le canzoni le assorbo. E mi capita di ascoltarne una sola e unica per un giorno intero. E poi si fa presto a dire: volta pagina. Odio le copertine rigide proprio perché faccio fatica a voltare pagina. Tant'è solo economiche, che fanno bene un po' a tutto.

23.8.08

Try As Hard As You Can, I've Tried As Hard As I Could

In questo periodo dell'anno mi capita di riflettere sul mio giardino. Vedere cosa passare in vasi più grandi o sulla terra, cosa seminare o concimare, tagliare rami secchi e fare talee.

Mi è successo di dare fiducia a Gelsomini dati per spacciati, a Geranei che cedevano con l'età, a Peperoncini infestati dai pidocchi o all' Alce stressata dalle avversità.



Poi ci sono delle piante con cui non sai come comportarti. La citronella, una delle prime ad arrivare qui. I rami sono lunghi e secchi. Ma continua a fare foglie. E non capisci dove trovi l'energia. Allora tagli i rami che stanno peggio, per dare forza a quelle foglie. Ma niente. E c'è chi consiglia di toglierla, spostarla in un altro posto. Ma lei resta lì, al centro del patio, con i suoi rami secchi lunghi più di un metro e le sue foglie verdi ormai troppo in alto per essere viste. Se la gode in compagnia del Mirto ed è la prima pianta a cui rivolgo il mio pensiero quotidiano. E non riesco a farne a meno. Perché so che prima o poi, troverò il modo per farla tornare folta e profumata come prima.

19.8.08

2+2= Portmanteau



Tutto ciò che non si condensa in
una equazione non è una scienza.


Ho trovato però dei pareri contrari...che dovrò valutare...per ora è così...

22.7.08

Some People Have To Be...

Continuo con costanza...ma proprio quando mi distraggo nel lavoro, per il bene dell'azienda, annullando la mia coscienza, torni tu.

A ricordarmi che i ricordi non ti dimenticano...a ben guardare...

19.7.08

Water From The Same Source

"Dovresti cercare, però, di collaborare più attivamente e di essere più deciso quando cerchi aiuto e ispirazione. Comincia facendo un esperimento: immagina me e te, seduti uno di fronte all'altro, che discutiamo di come potresti diventare più coraggioso e libero, autentico e intelligente, affettuoso e creativo."

Guardavo lontano. E sognavo. Credevo. E tremavo. Sentivo pulsare ogni singolo neurone. Mi ubriacavo d'aria ed emozioni. E la musica. Segnava ogni istante. Marchiava.

Ora mi distendo con gusto su lenzuola che spero non aver condiviso. Ed i miei errori sono banalità. Senza peso. Nuvole. Che non sopporti ma passeranno e torneranno. Esili. E non dovevi. Per loro, che non capiranno. Puoi sopportare tutto. Sopravvivi. Loro non comprendono, e non c'è niente da spiegare.

E vorrei solo vederti morire. Come sto morendo io.
In solitudine. Come un Gatto. Fino a trovare una nuova vita.
Sperando di non averle finite.



Rachel's. E Basta.

15.6.08

The Devil Collects It With A Grin

Jung sosteneva che i vermi sono legati alla libido e possono indicare regressione o di distruttività. Al di là di questi significati più archetipici i vermi nei sogni vanno considerati per le sensazioni generali che la loro vista suscita, in primo luogo il senso di invasione, di ansia e fastidio.

La loro abbondanza e il loro brulicare richiama, una intrusione nel sistema primario dell'individuo. Ci si sente invasi, violati, qualcosa o qualcuno è riuscito ad avvicinarsi al mondo più intimo procurando una sensazione di allerta o di pericolo.

In alcune immagini oniriche, rappresentano qualcosa o qualcuno che viene percepito come sgradevole, o giudicato inferiore, malsano, sleale. Possono alludere al deterioramento di un rapporto o di una situazione, ad un cambiamento non controllabile e non voluto.

12.6.08

Follow the dot, ©oincidence...

Da qualche tempo a questa parte,

mi capita di ricevere regali conviviali

che non si arriva mai a condividere

8.6.08

Lake Of Fire

P.= Piromane

Il fuoco mi ha sempre attratta, ma in Terra d'Albione ho avuto prova del legame che ci unisce.
Durante il soggiorno britannico usavo accompagnarmi a del vino ungherese da 2 Pound, Mayfair Lights, letture e sogni.
E fu così che una notte l'ungherese, forse rivendicando i passati conflitti, sconfisse l'italiana stendendola senza pietà.
La passione per l'illuminazione perfetta mi portava a tenere sempre delle candele accese.
DeLight.
Quella notte l'esteta ungherese consumò la sua vendetta impedendomi di spegnerle.
Castelli di rabbia, compatriota, venne in soccorso. Ma il tempo si fermò. Andai in bagno, e trovai tracce di fuliggine intorno alle narici. Ormai ero Rapita.
Poi fu la volta delle sigarette lasciate scivolare con noncuranza nel letto, ma smisi subito. Sporcavano e basta.
Allora ho cominciato con i castelli. Ne costruivo di maestosi, grandi, pieni di luce e di speranze. Per poi incendiarli, dissolvendomi.
Credevo di aver concluso. Invece no, avevo solo passato il livello. E l'ungherese con quel patto di fuliggine non mi ha abbandonata. Cambio forma al castello per poi distruggerlo. Dimenticando e mentendo per sentirmi meglio. Ripetendo lo stesso gioco.

Allora cerco di scrivere.
Ma non sulla carta, potrebbe bruciarsi.

5.6.08

Ladro di Agrumi



La verità è che mi sento già come un fantasma, e devo respirare a fondo ogni volta che ci penso. Comincio a capire perché i fantasmi spesso gemano e ansimino tanto da fare paura. Non è per spaventare i loro successori. E' solo perché soffrono indicibilmente a respirare in un'epoca che non è la loro.

3.6.08

This girl I know needs some shelter

Mentre cercavo delle staffe perdute, ho ritrovato un vecchio telefono fermo a novembre 2006. Con alcune foto. Di un Bozo ferito dal trasloco, di un cappello vagabondo e una gatta affezionata. Apro i messaggi. Colmi di trasporto, passioni e promesse. Sospese a quel novembre 2006, uno dei più caldi. Ibernate.



Si tratta di un telefono che ha avuto una vita breve, riesumato il pomeriggio in cui il Nokia ha iniziato a fare bizze. Già le aveva fatte una volta. In settembre. Aveva mandato un messaggio a mezzanotte chiedendo di andare a prendere un caffé. L'unica volta in cui il destinatario non ha chiuso la porta in faccia. So anche perché. Non sono stata io a mandarlo.



Stanotte sono stata spaventata da un serpente, lungo e dalla pelle color bruciato. Passava da un palazzo all'altro strisciando sull'acqua. Il Nord ne era affascinato, lo teneva sulla spalla. Io per niente. Deve essere stato perché ieri ho indossato una gonna. Dopo almeno 15 anni. Non sono cose da prendere sottogamba queste, se ne pagano le conseguenze.



Sarà meglio cercare protezione, che alle staffe c'ho rinunciato.

21.4.08

With a Gun and a Pack of Sandwiches

Lo spirito della sintesi non mi ha abbandonato. Ho fatto scivolare un anno e mezzo in meno di un'ora.
Liberatorio. Intenso. Interrotto. Almeno per me. Almeno per ora.
E' stato pieno. Eccessivo, nel bene e nel male. E continua ad esserlo. Non è finita.
Continua a bruciare. Spring Rice contribuisce, con le sua patrie Patrizie, Thom Yorke, con i suoi Sandwich e Pistole, e nient'altro, ma non basta.

E questa testa di cazzo, che non fa niente per...per.
Si diverte, con la sua correttezza apparente. Non si stacca neanche lui. Crede che sia così. In realtà è timore. Che continua a massacrare il cervello. Non mi lascia in pace.

Ho bisogno di una ginestra.
Non voglio un'altra vita, voglio resistere a questa. La fenice non fa per me. E' troppo simbolica, ho bisogno di realtà, forza e tatto. Non sensibilità. Tatto.

E resistere sopratutto. Osservare. E non aver paura. Di aver distrutto. Non voglio rimorsi. Sono spaventata. Voglio poter ricordare, almeno questo, altrimenti esplodo.